Il dominio degli Sforza su Pesaro, durato dal 1445 al 1513(con una parentesi dovuta all?occupazione di Cesare Borgia dal 1500 al 1503),seguì quello dei Malatesta iniziato nel 1285 e precedette quello dei DellaRovere che si protrasse fino al 1631 (anch?esso con una parentesi dovuta al dominiomediceo dal 1516 al 1519). Primo signore sforzesco di Pesaro fu Alessandro,figlio illegittimo di Muzio Addendolo detto Sforza, che divenne signore diPesaro per la vendita compiuta da Galeazzo Malatesta nel 1445. Talecompravendita avvenuta senza l?autorizzazione della Santa Sede, costò aicontraenti la scomunica pronunciata da papa Eugenio IV. Nel 1447 Niccolò Vassolse tutti gli attori di quella vicenda e provvide a concedere il vicariatoapostolico in temporali bus allo Sforza
Pesaro nonè ricchissima di araldica monumentale,ma qualche segno dell?antico dominio dei suoi signori è rimasto. Dei Malatesta lo stemma bandato nel portale della chiesadi San Domenico e in quello della chiesa di Sant?Agostino. Qui lo stemmamalatestiano segue, sull?architrave della porta centrale quello, bello esemplice, del Comune cittadino: inquartato di bianco e di rosso. In quel riccoportale gotico, in un alto pinnacolo, si può osservare pur con difficoltà, unaltro stemma malatestiano: è sempre l?arma bandata, ma racchiusa un uno scudo atarga con tacca per la lancia, timbrato da un elmo con un?ala per cimiero: è lostemma di Malatesta dei Sonetti . Anche dei Della Rovereè rimasto qualcosa, ma nonmolto. Le tre mete, impresa di Guidobaldo II, sopra l?ingresso dei giardini divilla Miralfiore, uno stemma all?angolo tra via Passeri e via dell?Arco, lostemma di Eleonora Farnese-Della Rovere ora collocato sul bastione del Carmine,ma fino a poco tempo fa giacente nei magazzini del Museo Oliveriano come pezzoerratico di provenienza sconosciuta. Entrando nel cortile del palazzo ducale(ora Prefettura) il portale d?accesso alla scalinata è decorato con le impreseroveresche ed è ulteriormente ornato dallo stemma ducale con lo scudo ovaletimbrato dalle tre metee circondato dal collare dell?Ordine del Toson d?Oro.
Stemma di Giovanni Sforza all'ingresso di Rocca Costanza
Del dominio sforzesco restano tracce in gran parteabrase nel loggiato di Palazzo ducale: imprese ma verosimilmente anche stemmi. E?invece completa la decorazione ad anelli con diamante dell?arco d?accesso al loggiato;c?è poi un bello stemma all?angolo tra via Mazza e piazza Antaldi (partitosemitroncato: nel 1° il leone col cotogno; nel 2° a) l?ondato, b) l?impresadell?anello col fiore), sotto la dicitura VMANITAS IO SF. Infine lo stemmamurato sopra l?ingresso di rocca Costanza, accompagnato dalla dicitura IOANNESSFORTIA, segno ben più forte di quello lasciato da Costanzo Sforza nelle pureleganti troniere in pietra con la sigla C[OSTANTIO] S[FORTIA]. Questo quanto si può vedere con un po?d?attenzione, girando liberamente per la città. Altre testimonianze araldichesono sicuramente rintracciabili all?interno degli edifici, delle chiese, deimusei. In questa sede desidero occuparmi proprio di stemmi attualmente nonancora ordinariamente visibili alla cittadinanza. Tronieracon la sigla di Costanzo Sforza
La rocca di Pesaro, per secoli inaccessibile allacittadinanza, prima per ragioni militari poi per essere stata adibita acarcere, negli ultimi anniè divenuta oggetto di interventi di restauro e direcupero funzionale. Nelle more di questi lavori (non ancora conclusi) è statopiù volte permesso l?accesso pubblico, prima per visite straordinarie poi inoccasione di importanti eventi culturali e ricreativi, ultimo dei qualil?edizione nazionale della Festa Democratica nell?estate del 2011. Tutto ciò hamesso la cittadinanza pesarese, e non solo, a confronto col principale apparatodecorativo della rocca, un tempo destinato alla sola corte signorile e a quantierano da questa ammessi nella possente fortezza: militari, ospiti illustri, maanche malcapitati carcerati per lo più anch?essi di nobile lignaggio . Le residenze signorili erano ovviamente dotate diraffinate decorazioni (spesso di carattere araldico ed emblematico), ma anchele installazioni militari, specialmente quelle che per ragioni di sicurezzaavrebbero potuto ospitare la corte, erano sovente dotate di tali apparati. E?il caso della rocca di Pesaro. Tutto ciò avveniva, a maggior ragione, se si pensache gli architetti dell?una e dell?altra tipologia di residenza erano talvolta imedesimi. La parte residenziale di Rocca Costanza (1), così come quella diSenigallia fu infatti progettata da quel Luciano Laurana che già aveva impressoun segno decisivonell?edificazione e nella decorazione del celeberrimo Palazzoducale di Urbino. Le note che seguono sono dunque dedicate a quanti,curiosi, si soffermeranno ad ammirare gli scudi scolpiti che decorano il cortiledella rocca, permetteranno loro di saperne qualcosa di più. Le decorazioni di cui mi occuperò in questa sedeornano i capitelli dei pilastri del porticato del cortile della rocca che sidispone sui lati Ovest e Sud. Sul primo sono collocati anche due scudi inpietra erratici. Ci occuperemo anche di quelli. Rocca Costanza dall'alto e prospetto dei lati del cortile con stemmi e imprese
Il lato Ovest del porticatoè quello sul quale siaffaccia l?ingresso alla rocca, ed è adeguatamente decorato al fine d?essere ilprincipale dei due. I larghi pilastri che sostengono l?arco d?accesso sonoarricchiti ognuno con due lesene con capitello scolpito. I capitelli dellelesene interne mostrano scudi con l?impresa del morso (a destra) e del giogospezzato (a sinistra), mentre i capitelli delle lesene esterne sono entrambi decoraticon l?arma inquartata Impero-Sforza. Tale composizione appare dunqueconcentrica. L?ulteriore pilastro a destra ha il capitello della lesenadecorato con lo scudo con l?impresa della scopetta, mentre quello a sinistrarisulta illeggibile, forse per abrasione. Verosimilmente doveva esserciun?altra impresa o la divisa della casata che vediamo rappresentate sul latosud del porticato. Stemma abraso Nel lato meridionale non pare potersi individuareun ordine particolare nella disposizione delle insegne. L?estremo pilastro adestra è angolare, privo di lesene, ha i tre lati che si affacciano sul cortiledecorati da una sorta di cornicione con tre scudi: l?estremo a destra recal?impresa dei semprevivi, quello centrale lo stemma della vipera viscontea equindi sul lato che sostiene l?arco c?èlo scudo con l?impresa del morso. Glialtri cinque pilastri hanno la lesena e nel capitello di ciascuna sonorappresentati (sempre da destra): lo stemma sforzesco del Leone col Cotogno,l?impresa del Giogo spezzato, la divisa di casa Sforza, l?impresa della Scopettae in fine l?arma inquartata Impero-Sforza. Questa la serie originale delle decorazioniaraldiche del cortile: tutte racchiuse entro stemmi a testa di cavalloaffiancati dalle sigle IO[ANNES] SF[ORTIA]. In epoca verosimilmente successiva, sono statimurati nei grandi pilastri dell?arco di accesso nel lato Ovest, due grandiscudi di foggia veneziana, alquanto rovinati, verosimilmente già utilizzaticome chiave di volta in altro edificio. A destra l?arma inquartata Impero-Sforza,a sinistra l?impresa del Giogo spezzato. Stemmi erratici: l?armasforzesca inquartata Impero-Sforza e l?impresa del Giogo spezzato Lo studio dell?ordinativo del materiale lapideonecessario a decorare il cortile e le stanze che su questo si affacciano (1479)ha permesso a Francesco Ambrogiani di ipotizzare un ben diverso originarioprogetto la uraniano (2): due porticati di otto archi su sette colonne perlato, sviluppati sui lati Sud e Nord del cortile, parallelamente alladirettrice che, attraversando quest?ultimo, porta direttamente dall?ingressodella rocca all?ingresso del maschio. Un apparato architettonico ben diversodall?attuale, evidentemente non realizzato per un quarto di secolo e poiabbandonato non si sa per quale motivo (3). E? possibile che le pietre d?Istria usate per icapitelli degli attuali pilasti siano state ricavate da quelle originariamentedestinate a costituire il fregio passante sopra gli archi nella soluzione di Lauranaipotizzata da Ambrogiani. Va notato, però, che ormai all?inizio del Cinquecentolo stile araldico (soprattutto nella scelta del tipo di scudo a testa dicavallo), è ancora quello tardo quattrocentesco. Forse, oltre ai desiderata diGiovanni potrebbero aver giocato un ruolo in questa scelta sia l?origineurbinate dell?architetto incaricato di completare i lavori della Rocca:GirolamoGenga (4); ma forse anche l?esistenza di bozzetti appositamenterealizzati da Laurana prima della morte avvenuta a Pesaro, nel 1479. Gli scudi erratici ai quali abbiamo accennatohanno un?altra forma, sono del tipo veneziano già in uso del Quattrocento, mapiù diffusi nel secolo successivo. Stemma dei Visconti Stemma Visconti lato Sud
Le origini di questo stemma si perdono tra datistorici documentati e leggende (5). Le prime testimonianze sono attestate alXII secolo nel palazzo vescovile di Legnano. Bonvesin della Riva sostenne chenel XIII secolo ai Visconti venne concesso l?uso del vessillo con la vipera,già dispiegato dal Comune milanese in battaglia. Nella monetazione l?animalecompare, in posizione defilata, acquisterà una posizione preminente solo apartire dagli anni ?30 del Trecento, con Azzone Visconti. La corona dellavipera venne concessa dai duchi d?Austria Ottone e Alberto agli inizi del XIVsec (6). Il 4 gennaio 1395 Gian Galeazzo Visconti, elevato alladignità di duca di Milano, unì in uno stemma inquartato l?arma con l?aquiladell?Impero e quella della vipera questo stemma venne denominatoDucale(7). Il Ducale divenne patrimonio araldico sforzesco conil contratto matrimoniale tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti figliadi Filippo Maria, nel 1432 (il matrimonio sarà celebrato solo nel 1441). Inquell?occasione, infatti, Francesco venne ammesso nella famiglia ducale milanesecon diritto al cognome e allo stemma. Il Ducale con la vipera e l?aquila, fudunque patrimonio araldico del ramo milanese della stirpe sforzesca. Come omaggio ai potenti cugini milanesi o comesegno d?alleanza, compare nella serie araldica di Rocca Costanza lo stemmadella Vipera, ma non ilDucale, cheèinvece rappresentato nella rocca di Gradara. Un?assenza che non ha dunqueragioni politiche, sulla quale ritorneremo in conclusione. Il campo dello stemma con la Viperaè generalmented?argento, la biscia verde o azzurra, con scaglie e cresta. La corona d?oro.Per Camin e per Maspoli la persona nella bocca della Vipera (l?ingollato) è unsaraceno, in linea con la tradizione prevalente. Maurizio C.A. Gorra, dopo unesame delle diverse ipotesi già formulate, neavanza un?altra: potrebbetrattarsi della rappresentazione araldica del motivo del profeta Gionarigettato dal pistrice (8). Stemma degliSforza Stemma degli Sforza lato Sud Questo stemma degli Sforza, col leone e il cotogno,venne a comporsi con la concessione dell?imperatore Roberto di Baviera a MuzioAttendolo nel 1401. Il Leone alluderebbe alla forza del condottiero mentre ilcotogno, emblema di Cotignola patria di Muzio, sarebbe stata la primitiva arma delcondottiero (9). In questo stemma il leone tiene la branca destrasopra il cotogno (in altri stemmi nonè così) la motivazione di questaparticolare postura del leone è stata così giustificata dal Minuti nella sua Vitadi Muzio Attendolo Sforza: ?col codognoin la gamba manca, e la gamba dericta sopra al codogno, dicendo Sforza chevoleva el leone tegnisse la gamba directa de sopra per defensione del cotogno;però che tenendo el codogno de sopra pariva lo offrisse per dare ad altri?.Muzio e tutti gli Attendoli vennero creati conti di Cotignola dall?antipapaGiovanni XXIII nel 1411. Stemma inquartatoImpero-Sforza Stemma Impero-Sforza latoSud
StemmaImpero-Sforza lato Ovest (a destra)
StemmaImpero-Sforza lato Ovest (a sinistra)
Come siè già ricordato, nel 1395 lo stemma deiVisconti con la Vipera venne inquartato con quello imperiale d?oro all?aquiladi nero coronata del campo. Lo stemma imperiale faceva già parte del corredoaraldico dei Visconti in quanto vicari imperiali (tali dal 1294), ma venneunito nel nuovo stemma specificatamente definito Ducale, quando Gian GaleazzoVisconti divenne duca di Milano (10). Si trattò dunque di unmotu propriovisconteo, non di una verae propria concessione imperiale. Quello stemma diventò per le ragioni giàricordate patrimonio degli Sforza milanesi. Ma l?aquila imperiale entrò anche nel patrimonioaraldico degli Sforza pesaresi tramite la concessione dell?imperatore FedericoIII del 22 gennaio 1469 (11). Lo stemma inquartato mostra ovviamente l?aquilaimperiale (si noti monocipite) in posizione d?onore, nei quarti I e IV ed èquello rappresentato a Rocca Costanza. Impresa dei semprevivi Impresa dei Semprevivi lato Sud Secondo Carlo Maspoli questa impresa fu creata perFrancesco Sforza, fratello di Alessandro signore di Pesaro; alla figura eraunito il motto MIT ZEIT (col tempo) quando i due semprevivi ai lati sarannocresciuti alla medesima altezza di quello centrale, il duca conseguirà vittoriasui suoi nemici (12). Impresa del morso
Impresa del Morso lato Sud Impresa del Morso lato Ovest
Questa impresa sembra risalire a Gian GaleazzoVisconti (ante 1394): Il morso era accompagnato dal motto ICH VERGIES NIT (ionon dimentico) (13). Questa impresaè ampiamente rappresentata anche aPalazzo ducale di Urbino (14) e nel castello-palazzo dei conti Oliva aPiandimeleto (15). Impresa della Scopetta Impresa della Scopetta lato Sud
Impresa della Scopetta lato Ovest
Impresa di Francesco Sforza, oggetto d?usoquotidiano casalingo per rimuovere la polvere. Nel cartiglioè comunementescritto il motto MERITO ET TEMPORE (16). Si trova anche a Urbino edè scolpita a Palazzoducale di Pesaro. Impresa del Giogo spezzato Impresa del Giogo spezzato lato Sud
Impresa del Giogo spezzato lato Ovest Tra tutte le imprese rappresentate a RoccaCostanza, questaè l?unica creata appositamente per Giovanni. Il giogospezzato, unito al motto PATRIA RECEPTA, allude chiaramente alla fine dellacattività ed al recupero del dominio pesarese dopo la tragica esperienzaBorgiana. Spalleggiato dal padre, papa Alessandro VI (chedestituì il signore di Pesaro con la scusa del mancato pagamento di censi allaCamera Apostolica), a metà ottobre del 1500 il Valentino era il nuovo signoredi Pesaro (17). Tre anni dopo, caduto in disgrazia il Borgia, Giovanni tornò ilsignore pesarese (18). A ricordo della vicenda adottò questa impresadi cuifece ampio uso anche nella monetazione. Solo questa impresaè rappresentata col motto(scolpito nello scudo) mentre tutte le altre, contrariamente all?uso consuetonon riportano il motto, nemmeno su un cartiglio. Divisa sforzesca
Abbiamo lasciato per ultimo lo scudo con la divisasforzesca, sulla quale possiamo fare qualche riflessione in più. Il terminedivisa nasce in ambito militare, come un terzo sistema di riconoscimento e diauto rappresentazione oltre a quello araldico e a quello delle imprese. Conqueste ultime ebbe però contatti più frequenti, quasi costanti.
Molte rappresentazioni di battaglie del XV secolomostrano l?ampio uso di queste divise (e per contro la scarsa presenza deglistemmi araldici propriamente detti) sugli abiti e gli scudi dei combattenti,sulle bandiere e sui pennoni delle trombette, sulle gualdrappe dei cavalli. Icolori di queste divise decoravano le calzabrache dei fanti (19).
La divisa sforzescaè composta da un inquartato: dirosso nei quarti 1° e 2° e ondato d?azzurro e bianco nel 2° e 3°. Su questoelemento base, o meglio, sui campi di rosso, i diversi appartenenti allafamiglia aggiunsero di volta in volta (ma non sempre) altre figure, per lo piùimprese.
Nello scudo con la divisa nella rocca Costanza iquarti rossi sono rispettivamente caricati dell?impresa dell?Anello coldiamante e il fiore di melograno e dell?impresa del Volo legato.
L?ondato inquartato col rosso fu la divisa assunta da Muzio Sforza, capostipitedella casata fin dall?epoca del servizio presso la compagnia Alberico daBarbiano (20). Divenne poi patrimonio comune di tutta la famiglia, quindi anchedi Giovanni, che la fece rappresentare nella serie degli scudi della roccapesarese. Sull?uso del termine ondato si sofferma a lungo Cambin, che ladefinisce impresa (21), mentre a mio giudizio è propriamente una divisa.
Anche l?impresa dell?anello col diamante e il fioredi melograno divenne parte del patrimonio araldico familiare con Muzio che nel1409 ricevette in dono dal marchese di Ferrara Nicolò III d?Este (22) uno stendardocon l?impresa dell?Anello (23).
Per quanto ne so nonè nota l?origine della secondaimpresa: il Volo legato.
Nel XVIII secolo Vincenzo Bellini, credette diriconoscere nelle minute rappresentazioni di questa impresa nelle monetepesaresi delle corna di daino. Lo corresse qualche anno dopo Annibale degliAbati Olivieri:?tali veramente pajono; ma non è, che io non stia in dubbio,che siasi piuttosto voluto rappresentare due ali di Nottola? (24) e ancora ?manon può dubitarsi, che il simbolo espresso in queste monete non siano un pard?ale, se di Nottola, o di Drago, nol determino; ma ale son certamente, equesta è una delle imprese, che furono dagli Sforza usate, che vedonsi ne?capitelli delle logge di corte, e in quelli della loggia di Fortezza, i qualilavori essendo in grande, ci mettono in tutta sicurezza di non errare neldeterminare ciò che fu espresso in queste piccole monetine?.
Drago o nottola? L?arcano pare ancora irrisolto.Certo il celebre mostruoso cimiero sforzesco del drago con la testa di vecchiotenente l?anello, sembra spingere verso l?ipotesi delle ali di drago, anche sequest?ultimo risulta spesso rappresentato con una cresta sul dorso, in luogodelle ali presenti per esempionel trittico della bottega di van der Weyden o nello Stemmario trivulziano (25). Leimprese sono per lo più, se non addirittura sempre, estranee alle figuredell?arma. Trattandosi però del cimiero, chissà? L?immagine non aiuta, forse potrà sciogliere il nodo una qualche fonteletteraria.
Anche se non rientra nello stretto argomento diquesto intervento su Rocca Costanza, mi piace segnalare, a proposito delladivisa sforzesca pesarese altri scudi in pietra.
Nell?angolo tra via Mazza e piazza Antaldi, muratasu una casa di fila, c?è una pietra d?angolo fatta collocare da Giovanni Sforza(VMANITAS IO SF). V?è rappresentato unoscudo a testa di cavallo partito, semitroncato: nel 1° l?arma del leone colcotogno (che dà su via Mazza), nel 2° l?impresa dell?anello col diamante e nel3° l?ondato (che danno su piazza Antaldi. La dicitura scolpita in un?altrapietra sta ad indicare l?opera munifica del signore a vantaggio della città.
A Gradara, murati nella torre della porta delcastello, stanno due magnifici scudi gotici. Quello a destra contiene l?impresadell?anello col fiore, quello di sinistra il volo legato. Il primo èaccompagnato dalla dicitura AL[LESANDRO] SF[ORZA], l?altro dalla data 1464,l?anno dopo la conquista sforzesca ai danni del Malatesta.
Impresa dell'anello col fiore e del volo legato a Gradara
Stemma di Giovanni Sforza a Pesaro, angolo via Mazza - piazza Antaldi
Assenza dell?incrementoAragonese Per concludere torniamo alla Rocca pesarese. Laserie araldica di rocca Costanza costituisce la parata degli emblemi (armi,divisa e imprese) degli Sforza pesaresi, ma nonè completa. Non compare il lorostemma inquartato con l?arma dei sovrani aragonesi di Napoli, che pure spettavaloro fin dal 1473 al pari del cognome d?Aragona (26) . Usarono il composito stemma dei re di Napoli siaCostanzo che Giovanni, collocandolo nei quarti 2° e 3°, avendo cura di lasciarel?aquila imperiale nel 1° e limitandosi a rappresentare quella originaria dellafamiglia solo nell?ultimo quarto. Grosso di Costanzo Sforza
Grosso di Giovanni Sforza E? un?assenza dettata da ragioni politiche? Oppurela serie non è completa? A quanto ci risulta Giovanni si firmerà sempre come d?Aragona,anche dopo la parentesi borgiana. Non compare nemmeno l?impresa del sole radiante,che pur era rappresentata in una bandiera rossa donatagli nel 1483 dal duca diMilano Giovanni Galeazzo Sforza (27).
Cronologia dell?edificazionedi Rocca Costanza (28) 1474 (3 giugno) posa della prima pietra, inizio deilavori. 1475-79 Luciano Laurana che dirige i lavori. Gli subentra Matteo Cherubino giàsuo collaboratore. 1483 morte di Costanzo, la roccaè sostanzialmenteterminata. 1500-1503 occupazione del Valentino, vienerealizzato il fossato 1505 Lavori di completamento e abbellimento dellarocca, probabilmente sotto la direzione dell?urbinate Girolamo Genga.
Note (1)F. AMBROGIANI,Ipotesi sui protagonisti di RoccaCostanza, in?Pesaro Città e Contà?, n. 21, Pesaro 2005, pp. 90-92. (2)F. AMBROGIANI,Ipotesi sui progettisti di Rocca Costanza,cit., pp. 94-96. (3)F. AMBROGIANI,Ipotesi sui progettisti di Rocca Costanza,cit., p. 96. (4) Muratore direttore dei lavori fu tal Andrea di Girolamodella Ciacca di Sant?Angelo in Lizzola,F.AMBROGIANI,Vita di GiovanniSforza, Pesaro Città e Contà - Link, Pesaro 2009, p. 394. (5) C.MASPOLI(acura),Stemmario trivulziano, OrsiniDe Marzo Editore, Milano 2000, pp. 27 e 28; G. CAMBIN,Le rotelle milanesi. Bottino della battaglia di Giornico1478. Stemmi?Imprese ? Insegne, Società Svizzera di Araldica, Lucerna 1987, pp. 100-106. (6) G. CAMBIN,Lerotelle milanesi, cit., p. 108. (7) C.MASPOLI,Stemmario trivulziano, cit., p. 28. (8) M.C.A. GORRA,Ilbiscione e l?uscente: storia di un mito, in?Cronaca Numismatica?, n. 173, aprile2005, pp. 26-32. (9) G.CAMBIN,Le Rotelle milanesi, cit., p. 109. (10) C.MASPOLI,Stemmario trivulziano, cit., p. 28. (11) G. MURANO,Colligitefragmenta, Accademia Raffaello, Urbino 2003, p. 220. (12) C. MASPOLI,Stemmariotrivulziano, cit., pp. 38 e 39; G. CAMBIN,Le rotelle milanesi, cit., pp. 458 e 465. (13) C. MASPOLI,Stemmariotrivulziano, cit., p. 36; G. CAMBIN, Le rotelle milanesi, cit., p. 446. (14) A. CONTI,Osservazionisull?araldica degli Oliva, STIBU, Urbania 2004, p. 91 e nota 37. (15) A. CONTI, Osservazioni sull?araldica degli Oliva, cit.,p. 91, il motto è qui erroneamente indicato come Ich Vereis Nit invece che IchVergies Nit?. (16) C MASPOLI,Stemmariotrivulziano, cit., pp. 37 e 38, G. CAMBIN, Le Rotelle milanesi, cit., p.457. (17)F. AMBROGIANI,Vita di Giovanni Sforza, cit., p.300-304. (18)F. AMBROGIANI,Vita di Giovanni Sforza, Pesaro, cit.,p. 339-349. (19) Sulle divise si veda M. PREDONZANI,Anghiari. 29 giugno 1440, Il Cerchio,Rimini, 2010. (20) M. PREDONZANI,Anghiari.29 giugno 1440, cit., pp. 152, 158-159. (21) G. CAMBIN,Le rotelle milanesi, pp. 208-218. (22) V. FERRARI,L?araldicaestense nello sviluppo storico del Dominio ferrarese, Belriguardo, Ferrara1989, pp. 108-113. (23) C. MASPOLI, Stemmario trivulziano, cit., p. 40. |